DISTRETTO IDROGRAFICO DELLE ALPI ORIENTALI

Home

Parole Chiave

utili per la scuola

A

Alluvione: l'allagamento temporaneo, anche con trasporto ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densità, di aree che abitualmente non sono coperte d'acqua. Ciò include le inondazioni causate da laghi, fiumi, torrenti, eventualmente reti di drenaggio artificiale, ogni altro corpo idrico superficiale anche a regime temporaneo, naturale o artificiale, le inondazioni marine delle zone costiere ed esclude gli allagamenti non direttamente imputabili ad eventi meteorologici.

Alluvione di pianura: si tratta di fenomeni in cui il fluido in movimento è costituito principalmente da acqua. 

Avviso: documento emesso, se del caso, dal Dipartimento di Protezione Civile o dalle Regioni per richiamare ulteriore e specifica attenzione su possibili eventi comunque segnalati nei Bollettini di vigilanza meteo e/o di criticità. Può riguardare eventi già previsti come particolarmente anomali o critici, o eventi che in modo non atteso, ma con tempi compatibili con le possibilità e l’efficacia delle attività di monitoraggio strumentale e di verifica degli effetti sul territorio, evolvono verso livelli di criticità superiore. Il documento è reso disponibile al Servizio Nazionale della Protezione civile, affinché, sulla base di procedure univocamente e autonomamente stabilite e adottate dalle Regioni, siano attivati i diversi livelli di allerta a cui corrispondono idonee misure di prevenzione e di gestione dell’emergenza.

Avviso di criticità regionale: documento emesso dal Centro Funzionale Decentrato (ove attivato) o dal Centro Funzionale Centrale (in base al principio di sussidiarietà), in cui è esposta una generale valutazione del manifestarsi e/o dell’evolversi di eventi con livelli di criticità almeno moderata o elevata. L’avviso riporta il tipo di rischio ed il livello di criticità atteso per almeno le successive 24 ore in ogni zona d’allerta. L' adozione dell'Avviso è di competenza del Presidente della Giunta Regionale o dal soggetto da lui a tal fine delegato sulla base della legislazione regionale in materia.

Avviso nazionale di avverse condizioni meteorologiche (o Avviso meteo nazionale): documento emesso dal Dipartimento di Protezione Civile nel caso di più Avvisi meteo regionali e/o di eventi meteorologici stimati di riconosciuta rilevanza a scala sovra regionale. 

L’Avviso meteo nazionale è costituito quindi dall'integrazione degli Avvisi meteo regionali e dalle valutazioni effettuate dal Dipartimento stesso relativamente alle Regioni presso le quali il Centro Funzionale Decentrato non sia ancora stato attivato o non sia autonomo nei riguardi delle previsioni meteorologiche.

Avviso regionale di avverse condizioni meteorologiche (o Avviso meteo regionale): documento emesso dal Centro Funzionale Decentrato, se attivato ed autonomo nei riguardi delle previsioni meteorologiche, in caso di previsione di eventi avversi di riconosciuta rilevanza a scala regionale.

​

B

Bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in un’unica foce, a estuario o delta  Può essere quindi definita come una porzione di territorio che, per la sua conformazione, raccoglie le acque superficiali (originate da piogge, scioglimento di neve e sorgenti) facendole confluire verso un unico corpo idrico principale per poi sfociare a mare. La linea di spartiacque o semplicemente spartiacque, separa, di fatto, due bacini idrografici limitrofi.

Bollettino: documento emesso quotidianamente dal Centro Funzionale Centrale o Decentrato, in cui è rappresentata una previsione degli eventi attesi, sia in termini di fenomeni meteorologici che in termini di valutazione dei possibili conseguenti effetti al suolo. La previsione è da intendersi in senso probabilistico, associata a livelli di incertezza significativa e che permane per alcune tipologie di fenomeni, ad esempio temporali. Il documento è reso disponibile al Servizio Nazionale della Protezione civile, affinché, sulla base di procedure univocamente ed autonomamente stabilite e adottate dalle Regioni, siano attivati i diversi livelli di allerta a cui corrispondono idonee misure di prevenzione e di gestione dell’emergenza.

Bollettino di criticità idrogeologica e idraulica: bollettino emesso dal Centro Funzionale Centrale per segnalare la valutazione dei livelli di criticità idrogeologica e idraulica mediamente attesi, per il giorno di emissione e per il successivo, sulle zone di allerta in cui è suddiviso il territorio italiano. Il documento rappresenta la valutazione del possibile verificarsi, o evolversi, di effetti al suolo (frane e alluvioni) dovuti a fenomeni meteorologici, sulla base di scenari di evento predefiniti. La previsione è quindi da intendersi in senso probabilistico, come grado di probabilità del verificarsi di predefiniti scenari di rischio in un’area non inferiore a qualche decina di chilometri.

​

C

Centro Funzionale per finalità di protezione civile (rete dei CFC): rete di centri di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell’emergenza. Ai fini delle funzioni e dei compiti valutativi, decisionali, e delle conseguenti assunzioni di responsabilità, la rete dei Centri Funzionali è costituita dai Centri Funzionali Regionali, o Decentrati e da un Centro Funzionale Statale o Centrale, presso il Dipartimento di Protezione Civile. La rete dei Centri Funzionali opera secondo criteri, metodi, standard e procedure comuni ed è componente del Servizio nazionale della protezione civile. Il servizio svolto dalla rete, nell’ambito della gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico, si articola in due fasi: la fase di previsione circa la natura e l’intensità degli eventi meteorologici attesi, degli effetti che il manifestarsi di tali eventi potrebbe determinare sul territorio, nella valutazione del livello di criticità atteso nelle zone d’allerta e la fase di monitoraggio e sorveglianza del territorio.

Colate rapide, di detrito e di fango (debris flow e mud flow): un flusso di sedimenti misti ad acqua che si muove come un fluido continuo guidato dalla forza di gravità, la cui grande mobilità è dovuta all’aumento degli spazi vuoti tra i sedimenti saturati da acqua o da un misto di acqua e terra. Si tratta di fenomeni estremamente rapidi ed impulsivi, dotati di notevole energia. Si manifestano in bacini montani dotati di elevata pendenza e, generalmente, limitata estensione e comportano la mobilitazione di grandi quantità di acqua e sedimenti. Il fluido, in movimento, è costituito da una “miscela” di acqua e materiale solido ad alta concentrazione. Le colate di fango (mud flow) più rare delle colate di detrito, si differenziano per la granulometria del sedimento, prevalentemente composte da materiali fini.

​

D

Difesa del suolo: il complesso delle azioni ed attività riferibili alla tutela e salvaguardia del territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli specchi lacuali, delle lagune, della fascia costiera, delle acque sotterranee, nonché del territorio a questi connessi, aventi le finalità di ridurre il rischio idraulico, stabilizzare i fenomeni di dissesto geologico, ottimizzare l'uso e la gestione del patrimonio idrico, valorizzare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche collegate.

Dissesto idrogeologico: la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio.

Distretto idrografico: area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere; il distretto è l’ambito territoriale di riferimento per la gestione dei bacini idrografici. Costituisce la principale unità per la gestione dei bacini idrografici.

​

E

Ecosistema: insieme degli organismi animali e vegetali che interagiscono tra loro e con l'ambiente che li circonda e in cui ogni elemento entra in relazione con gli altri.

Esposizione (o Valore Esposto): è il numero di unità (o “valore”) di ognuno degli elementi a rischio presenti in una data area, come le vite umane o gli insediamenti. 

​

F

Fenomeni torrentizi: fenomeni intermedi tra le colate detritiche e le alluvioni di pianura (vedi definizioni). Interessano corsi d’acqua a carattere prevalentemente torrentizio in cui le caratteristiche dei versanti, dell’alveo e l’energia posseduta dall’acqua provocano la mobilitazione di materiale solido che viene trasportato dalla corrente per trascinamento sul fondo o in sospensione. L’acqua “raccoglie” il materiale solido e lo trasporta verso valle, ma a differenza di quanto accade per le colate detritiche in questo caso acqua e materiale solido non formano una “miscela”, ovvero un unico fluido ad elevata densità. Ciò comporta che tali fenomeni necessitano studi, analisi e considerazioni in parte differenti da quelle utilizzate per le colate detritiche e per alluvioni di pianura.

​

I

Impatto ambientale: l'alterazione qualitativa e/o quantitativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, fisici, chimici, naturalistici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali ed economici, in conseguenza dell'attuazione sul territorio di piani o programmi o della realizzazione di progetti relativi a particolari impianti, opere o interventi pubblici o privati, nonché della messa in esercizio delle relative attività.

Inondazioni marine delle zone costiere: fenomeni che si verificano nelle zone costiere in conseguenza dell’azione del mare. Si originano dalla contemporanea presenza di condizioni estreme di marea, vento  e depressione atmosferica.

​

L

Livelli di allerta: scala di allertamento del servizio nazionale della protezione civile in caso di evento atteso o in corso, che dispone l’attivazione della fase di prevenzione del rischio, e/o delle diverse fasi della gestione dell’emergenza. La relazione tra i livelli di criticità valutati dal Centro Funzionale e i diversi livelli di allerta è stabilita, univocamente ed autonomamente, dalle Regioni, ed è adottata in apposite procedure. La dichiarazione e l’adozione dei livelli di allertamento del sistema di protezione civile sono sempre e comunque nella responsabilità delle strutture locali competenti (comune, provincia e regione) come definite dall’art. 108 del D.lgs.112/98.

Livelli di criticità: scala articolata su tre livelli che definisce, in relazione ad ogni tipologia di rischio, uno scenario di evento che si può verificare in un ambito territoriale. Per il rischio idrogeologico e idraulico sono definiti i livelli di criticità ordinaria, moderata ed elevata. La valutazione dei livelli di criticità è di competenza del Centro Funzionale Decentrato, se attivato, o del Centro Funzionale Centrale, in base al principio di sussidiarietà.

​

M

Mappatura della pericolosità e del rischio: gli esiti delle analisi della pericolosità e del rischio sono suddivisi in classi e riportati su supporto individuando, con differenti cromatismi, le aree soggette ai differenti valori di pericolosità e rischio. Le mappe prodotte fanno parte integrante del Piano di gestione di rischio di alluvioni.

​

P

Pericolosità: probabilità di occorrenza di un fenomeno potenzialmente distruttivo in un dato periodo ed in una data area. In altre parole, la pericolosità è una previsione che viene effettuata a partire dalle conoscenze acquisite sui fenomeni avvenuti in passato in una determinata area. La valutazione della pericolosità di un fenomeno naturale considera dunque le informazioni di carattere storico (quando, dove ed in quali condizioni si sono verificati i fenomeni, quali danni sono stati riportati), lo stato attuale del sistema (attraverso cartografia, foto aeree, censimento dei manufatti, ecc) e le analisi compiute con i modelli matematici, fornendo la probabilità che una porzione di territorio risulti propensa in determinate condizioni ad essere interessata dall’evento naturale studiato. Il valore della pericolosità è generalmente espresso per classi ed il risultato dell’analisi è una mappa nella quale le aree vengono classificate in base al diverso grado di pericolosità.

Piano di bacino: il piano di bacino ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato. Si tratta quindi di uno strumento di pianificazione che si riferisce ad un territorio definito secondo un limite che non è amministrativo, ma fisico: il bacino idrografico. Ciò consente di poter studiare e valutare nella loro complessità ed interezza tutti i processi geomorfologici ed idraulici che si verificano nel territorio, in quanto il bacino idrografico è l’unità territoriale nella quale i processi nascono e si esauriscono: essi non dipendono da fattori esterni al bacino, né innescano o influenzano processi al di fuori del territorio del bacino.

Il Piano di bacino ha l’obiettivo di coniugare la difesa del territorio del bacino e la conservazione e la valorizzazione delle sue complesse caratteristiche fisiche e naturali con l’uso antropico e le esigenze di sviluppo del territorio stesso. I temi in esso affrontati sono molteplici e riguardano gli aspetti relativi alla difesa del territorio da frane, alluvioni, valanghe, erosione; alla protezione delle coste; alla tutela e razionale utilizzazione delle acque; al contenimento dei fenomeni di subsidenza dei suoli; alla disciplina delle attività estrattive nei corsi d'acqua, nei laghi, nelle lagune ed in mare.

È uno strumento conoscitivo, in quanto in esso è contenuto il quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato del sistema fisico, delle utilizzazioni del territorio previste dagli strumenti urbanistici comunali ed intercomunali, nonché dei vincoli. In esso sono inoltre individuate e quantificate le situazioni, in atto e potenziali, di degrado del sistema fisico e le relative cause.

È uno strumento normativo in quanto in esso sono contenute le prescrizioni, i vincoli e le norme d’uso finalizzati alla conservazione del suolo ed alla tutela dell'ambiente.

È uno strumento tecnico – operativo in quanto in esso sono pianificate e programmate le azioni finalizzate alla soluzione delle criticità individuate e, più in generale, alla conservazione del suolo ed alla tutela dell'ambiente.

Le disposizioni del Piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente vincolante.

In attesa dell'approvazione del Piano di bacino, le Autorità di bacino adottano misure di salvaguardia le quali sono immediatamente vincolanti e restano in vigore sino all'approvazione del piano di bacino e comunque per un periodo non superiore a tre anni.

La normativa prevede che i piani di bacino possano essere redatti ed approvati anche per sottobacini o per stralci relativi a settori funzionali. Data la molteplicità dei temi da affrontare in un Piano di bacino, procedere per Piani Stralcio relativi a specifici settori è certamente la pratica più conveniente e quella più diffusa. Il PAI (Piano per l’assetto idrogeologico) e il PSI (Piano per la sicurezza idraulica) sono Piani Stralcio del Piano di Bacino ed in quanto tali, pur nella specificità dei temi in ciascuno di essi trattati, sono tra essi complementari e concepiti secondo un unico obiettivo. 

Piano di Gestione: lo strumento per il raggiungimento degli obiettivi delle direttive europee, da predisporre per ogni distretto idrografico del territorio nazionale.

Piano stralcio per la sicurezza Idraulica (PSSI): è lo strumento di pianificazione che si occupa di questioni legate all’idraulica del corso d’acqua. Dopo una fase di approfondimento conoscitivo delle caratteristiche del bacino, delle dinamiche storiche delle piene e delle criticità idrauliche del territorio, il piano, sulla base anche degli esiti della modellazione matematica, individua una piena di riferimento (evento di progetto) e di conseguenza:

    indica interventi strutturali (opere) e non strutturali (manutenzione delle opere idrauliche, sistemazioni idraulico-forestali, provvedimenti specifici di gestione degli invasi esistenti, studi di approfondimento, ecc),

    definisce un programma degli interventi,

    definisce norme comportamentali funzionali a rendere compatibile l’attività antropica con il verificarsi di tale piena

    nelle aree fluviali, definisce anche norme comportamentali funzionali alla realizzazione delle opere previste dal piano.

Piano stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI)

E’ lo strumento di pianificazione che focalizza la propria attenzione sulle zone interne ed esterne al corso d'acqua. Esso fotografa la propensione di un'area a essere più o meno pericolosa, e consente di verificare se gli "oggetti" (immobili, infrastrutture, ecc) in tali aree siano più o meno a rischio. 

Con tale strumento, all’interno di un bacino idrografico:

vengono individuate, delimitate e classificate le aree pericolose per effetto di fenomeni di frana, valanga ed alluvione;

vengono pianificate e programmate le azioni e gli interventi strutturali (opere) e non strutturali (es. manutenzione delle opere, sistemazioni idraulico-forestali o dei versanti, studi ed indagini di approfondimento, ecc) finalizzati alla mitigazione della pericolosità e del rischio;

vengono indicate le norme comportamentali (prescrizioni urbanistiche, limitazioni dell’uso del suolo etc.) necessarie a ridurre sul territorio la pericolosità e il rischio, coniugando tali aspetti con le esigenze di sviluppo territoriale e socio-economico dell’area.

Preparazione: stato di prontezza e capacità dei mezzi umani e materiali di garantire una risposta rapida ed efficace a un’emergenza risultanti da una azione di prevenzione. 

Prevenzione: attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti ad un evento calamitoso e comprendono gli interventi strutturali e non strutturali quali la pianificazione di emergenza, le esercitazioni di protezione civile, la formazione e l’informazione alla popolazione.

Previsione: attività diretta a determinare le cause dei fenomeni calamitosi, a individuare i rischi e a delimitare il territorio interessato dal rischio.

Protezione misura volta a ridurre le conseguenze di un evento (frana, alluvione) nel momento in cui si verifica. A differenza delle misure di prevenzione, che riducono la probabilità di accadimento di un evento, le misure di protezione mitigano esclusivamente le conseguenze di un evento e ne limitano i danni (a persone e cose).

​

R

Rapporto ambientale: lo studio tecnico-scientifico contenente l'individuazione, la descrizione e la valutazione degli effetti significativi che l'attuazione di un determinato piano o programma potrebbe avere sull'ambiente e sul patrimonio culturale, nonché delle ragionevoli alternative che possono adottarsi in considerazione degli obiettivi e dell'ambito territoriale del piano o del programma.

Resilienza: la capacità di una comunità di affrontare gli eventi calamitosi, di superarli e di uscirne rafforzata.

Reticolo idrografico: l'insieme degli elementi che costituiscono il sistema drenante del bacino idrografico. 

Rischio: il rischio è una misura della probabilità di conseguenze sfavorevoli sulla salute, sulle proprietà e sulla società, derivanti dall'esposizione ad un fenomeno pericoloso di un certo tipo e di una certa intensità, in un certo lasso di tempo ed in una certa area (da Smith, 2004). Il Rischio esiste solo in presenza di un elemento antropico e/o ambientale e viene valutato, per un determinato evento calamitoso, dalla combinazione della pericolosità (vedi definizione) di un’area, con la presenza di elementi antropici che potrebbero subire un danneggiamento al verificarsi dell’evento e quindi con la vulnerabilità e con l’esposizione. In altre parole, se si considera un’area caratterizzata da un certo grado di pericolosità, essa presenta rischio nullo se non è interessata da attività antropiche o da elementi ambientali o culturali. Il rischio viene espresso per classi ed il risultato dell’analisi è una mappa (vedi definizione di mappatura), nella quale le aree vengono classificate in base al diverso grado di rischio

Il rischio quindi è traducibile nell'equazione: R = P x V x E

dove 

P = Pericolosità 

V = Vulnerabilità

E = Esposizione (o Valore esposto)

​

S

Sistema di allertamento meteo-idrologico: sistema di allertamento cui concorrono sia il Dipartimento nazionale di Protezione civile sia le Regioni e le Province autonome attraverso la Rete dei Centri funzionali, a cui spetta l’attività di previsione, monitoraggio e sorveglianza in tempo reale dei fenomeni meteorologici che rende possibile il prefigurarsi dei possibili scenari di rischio.

Soggetti interessati: chiunque, tenuto conto delle caratteristiche socio-economiche e territoriali del piano o programma sottoposto a valutazione di impatto strategico o del progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale, intenda fornire elementi conoscitivi e valutativi concernenti i possibili effetti dell'intervento medesimo.

Soglie: vedi livelli di criticità

Stato di calamità: situazione che segue eventi naturali calamitosi di carattere eccezionale, che provocano ingenti danni alle attività produttive dell’industria, del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura. Non è uno stato di particolare gravità da richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza ed è disciplinato da una normativa ordinaria che regola l’intervento finanziario a ristoro parziale del danno.

Stato di emergenza: stato che, al verificarsi di eventi che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari, viene deliberato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, determinandone durata ed estensione territoriale.

Studio d'impatto ambientale: lo studio tecnico-scientifico contenente una descrizione del progetto con le informazioni relative alla sua ubicazione, concezione e dimensione, l'individuazione, la descrizione e la valutazione degli effetti significativi che avrebbe la realizzazione del progetto sull'ambiente, nonché contenente il confronto con le ragionevoli alternative che possono adottarsi in considerazione degli obiettivi, degli interessi e dei servizi correlati all'opera o all'intervento progettato e dell'ambito territoriale interessato.

​

T

Tempo di ritorno: tempo medio che intercorre tra due occorrenze successive di un evento di un certo tipo e di una data intensità. Esso stima il tempo medio tra due eventi calamitosi contribuendo alla determinazione della pericolosità secondo scenari con differenti probabilità di verificarsi.

​

V

VAS (Valutazione Ambientale Strategica): riferita a piani e programmi che possono avere un impatto significativo sull’ambiente, è una procedura che ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione, dell'adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile. Dal punto di vista procedurale comprende, lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni, l'espressione di un parere motivato, l'informazione sulla decisione ed il monitoraggio.

Verifica di assoggettabilità: procedimento attivato, nei casi previsti dalla legge, allo scopo di definire se un determinato piano o programma debba essere sottoposto a valutazione ambientale strategica.

Vulnerabilità: la vulnerabilità di un elemento (persone, beni culturali e ambientali, attività economiche) è la propensione a subire danneggiamenti in conseguenza delle sollecitazioni indotte da un evento di una certa intensità. La vulnerabilità esprime il grado di perdite di un dato elemento o di una serie di elementi causato da un fenomeno di una data forza. È espressa in una scala da zero a uno, dove zero indica che non ci sono danni attesi, mentre uno corrisponde alla distruzione totale. 

​

Z

Zone di allerta: ambiti territoriali in cui sono suddivisi i bacini idrografici caratterizzati da risposta meteorologica, idrologica e nivologica omogenea in occasione dell'insorgenza del rischio.